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LIETOFINE #3 - Tre

Uno, due e "Tre"... ( Vi presento Tre)

Ore 5.00

Notte insonne, occupare il tempo assume una difficoltà enorme per chi non è abituato a del tempo libero.
Primi giorni freschi d'agosto, strani.
La porta si apre ed esco, lentamente il manto blu si schiarisce e le stelle vergognose si ritirano per non farsi scovare da occhi desiderosi, rose di un tenue colore, aperte, colgono i primi raggi e lasciano emigrare le piccole goccioline umide depositate durante la notte, il mio passaggio sull'erba del giardino sconvolge come un terremoto delle formiche che in fretta, impazzite si apprestano a rientrare nel loro piccolo foro scavato con fatica.

Il guinzaglio lascia battere i suoi piccoli anelli tra loro ed il rumore metallico desta dall'assopimento Keira, il mio cane, imperiosa e stilosa come un pastore belga sa essere si alza e drizza le orecchie qualche istante prima che, scodinzolante ed entusiasta, mi balzi sul petto, quasi abbracciandomi, il suo pelo nero lucido brilla alle prime luci di quest'alba che stenta, sonnecchiosa a riscaldarsi.

Il click del gancio si chiude sul collare e comincia a tirare, digrignando i denti, io, le faccio capire che è meglio che la smetta, si calma, il cancello si apre e leggermente lo chiudo dietro me.
Il suo naso grosso e nero comincia a scovare qualunque tipo d'odore nell'aria fresca e nelle piante.
La mia attenzione si sposta su una piccola ma imponente ombra che sembra seguirmi senza ch'io me ne accorga, pochi passi e giungo al grande prato di erba verde tagliata di fresco e scopro che l'ombra è il mio gatto, paffuto ed anziano che ci ha seguito per poter giocare ad inseguirsi con il cane, lo faccio attraversare in sicurezza ed adesso siamo sulla distesa verde, interrotta qua e là da qualche piccola palma.

Un nuovo click, qualche raccomandazione per non farla allontanare e punta il gatto e lo insegue, lui resta immobile fino all'ultimo momento e comincia la corrida più dolce del mondo, quando riescono ad incontrarsi si sdraiano e si fanno le coccole.
I due nasi si sfiorano e le lingue cominciano a lavare l'altro con arguzia ed attenzione, poi un movimento lesto di uno dei due fà balzare anche l'altro e ricomincia la simulazione dell'inseguimento.

Il sole pian piano raggiunge ogni angolo de verde prato.
Camminando a distanza, senza disturbarli troppo li lascio giocare e li osservo nelle loro evoluzioni e nei loro cambi di direzione, poi, qualcosa di impercettibile conquista totalmente la loro attenzione, le orecchie di entrambi si bloccano e puntano nella stessa direzione: una scatola di cartone bianca appoggiata sul muro che recinge lo spazio verde.

Il primo ad avvicinarsi è il gatto che odora e si allontana, lasciando spazio a Keira che infila il suo muso e poi scappa guaendo, odo un leggero soffio pervenire dal contenitore.
Mi avvicino, lo agguanto e lo alzo, la sensazione di peso era assolutamente nulla, ma qualcosa vi si muoveva.

Emozioni contrastanti si districavano nella mente e nel cuore, poi un respiro profondo e scosto un lembo di cartone che scopre un'immagine orribile:
un piccolo ammasso di pelo bianco e nero con tre zampe ed una spalla senza nulla giunto ad essa e le formiche che insaziabili e portate dalla loro natura approfittano del pasto, colto dal mio istinto di umanità, interrompo bruscamente il loro pasto e pulisco con estrema attenzione la piccolissima e denutrita gattina e la sua scatola, aggancio con una mano il cane fin troppo interessato e trascinando entrambi torno correndo a casa.

Ore 6.00

La porta si apre con forza e sbatte contro il mobile dietro, mi porto in camera da letto ed il mio amore dorme dolcemente, cercando le parole migliori cerco di svegliarla senza allarmarla conoscendo la sua sensibilità nei confronti degli animali in difficoltà, mentre la mia attenzione è portata anche alla scatola sul tavolo e sull'enorme interesse di Keira per quel miagolio anomalo ed acuto proveniente dal cubo di cartone.

Guardando dentro la scatola e con un grande supporto da parte di ognuno per l'altro prendiamo coraggio, un pò di scatoletta e la facciamo mangiare decidendo sul da farsi e domandandoci come fare per risolvere la situazione, non facile in quanto economicamente sapevo di non avere alcuna possibilità di provvedere ad una qualsiasi cura medica del povero felino menomato, che nel frattempo si cibava vigorosamente, come se sapesse che potesse essere l'ultimo pasto.

Ore 8.30

Veterinario chiuso e la mia compagna ha una visita a 40 km da qui, organizzazione e pensieri freschi dopo zero ore di sonno in due giorni non sono il mio forte, allora lascio che i fili si leghino da soli come tutto sarebbe dovuto andare in origine: partiamo per la visita e l'anima dolce si addormenta nella scatola, durante il viaggio verso l'ospedale i miei pensieri confusi da sonno e timore riguardavano la nera signora degli animali che tentavo di tenere lontana da quello scricciolo di dolcezza infamemente devastata ed abbandonata come tentavo di tenere ben aperti i miei occhi.

La fortuna volle che la visita fu veloce e positiva, il che ci portò a poter pensare alla piccola e tornare dal medico appropriato alle sue cure che a questo punto dovrebbe essere aperto.

Ore 10.00

"Per le emergenze bussare" e così saltammo la lunga fila presentandoci davanti al dottore in camice verde con poca speranza e lacrime di compassione che io riuscivo a tenere mentre la mia compagna lasciava uscire per entrambi, le prime parole del dottore mi travolsero di rassegnazione: "100 euro e non è sicuro che ce la faccia".
Il sonno oramai aveva devastato le mie capacità di contrattazione ma il miagolio stridente di dolore mi riportò alla realtà e sfoggiai la mia sicurezza e dissi:

"Allora sopprimiamola, perchè io non ho denaro"
Sincerità e sicurezza.
Quando la riguardò, dopo le mie parole, osservò la dolcezza di quegli occhioni celesti ed esitò, mi chiese "Ma neanche in futuro avrà possibilità di pagare?"
Colsi la palla al balzo e annuì ringraziandolo.
Lui la prese in braccio e spiegò l'operazione, ma oramai l'adrenalina era calata ed il sonno era incredibile, ricordo solo che la lasciammo lì e che saremmo andati a riprenderla il giorno dopo, poi il cancello che si apre ed i miei occhi che si chiudono.

Ore 11.00 (Il giorno dopo)

Cassettina forellata per il trasporto felino alla mano entrammo nella stanza con l'incubatrice, qualche raccomandazione e la notizia che non era sicuro che comunque ce l'avrebbe potuta fare.
Così tornammo a casa con quel leggerissimo cucciolo che pesava sul cuore come un macigno.

Nei giorni e nelle notti a seguire cure, altre notti insonni, latte e scatolette specifiche, coccole, pulizia della ferita, depulciamento e quant'altro le servisse.
Montava la rassegnazione nel frattempo che i soli passavano, sempre abbacchiata e ferma, fino a quando pian piano le sue zampe posteriori fossero abbastanza forti da sorreggerla e cominciasse a passeggiare.

Ore 00.00 (Oggi)

Un filo tra le mani ed il suo istinto felino la fà balzare, muovendo il sedere, sulla preda ed il mio istinto di genitore mi riempie gli occhi come la prima volta che la vidi nella scatola abbandonata e maltrattata da esseri senza cuore.

Uno, due e "Tre" ed adesso mi sento papà e lei dorme sul mio petto o sul mio collo baciandomi come chi possiede un immenso amore, facendo le fusa, per me, la più alta forma di dolcezza che possa esistere...

Ecco alcune foto di Tre oggi nella sua vita da gatta felice:

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Ringraziamo l'umano gentile che ha adottato Tre, senza la cui sensibilità non sarebbe esistita questa bellissima storia.

piedini

 

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L'ho scelto perché era nell'ultima pagina, fra quelli più nascosti, giù in fondo. Yakaz maschietto tipo volpino di taglia piccola, anziano e rassegnato, non spera più che qualcuno possa amarlo.
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